Placebo Domino in Regione Vivorum

Nemesi Medica

placeboLa definizione ufficiale è riferita al 1757, che riprendendo il versetto 9 del salmo 116 dei vespri, definisce, l’”effetto terapeutico endogeno” o l’antropologica "risposta al significato” come Placebo (Placebo Domino in regione vivorum, «sarò gradito al Signore nella terra dei viventi»).

Entrato ufficialmente a far parte del linguaggio medico nel 1757, nel dizionario medico Quincy' s Lexicon dove lo si definì come «un medicamento usato più per far piacere che per giovare al malato».
Dalla definizione d’origine e successivamente all’interesse del Dottor Arthur K. Shapiro, si intendeva una sostanza inerte, con influenza pari o minore dell’assunzione di acqua fresca disconoscendo i nessi di causa.
Ma se il termine Placebo comporta il relativo "effetto placebo" allora c’è serio problema in termini, come illustra l’antropologo Daniel Moerman.
Spiegandoci meglio, se una sostanza è inerte, quindi “una specie chimica o un materiale presente nell'ambiente in cui si svolge una determinata reazione chimica, ma non ne prende parte e non ne modifica il meccanismo di reazione", etimologicamente dovremmo avere un non-effetto, non il contrario; sottolineando che tale effetto è fenomenologicamente rilevante.
Questo è quanto.
Riuscendo a ridefinire il fenomeno, comprendendolo e sapendolo gestire, avremmo risposte coerenti al significato, potendo riscoprire effetti terapeutici endogeni ed in base alle nuove neuroscienze e a concetti fondamentali tipo il Principio di indeterminazione di Heisenberg (Fisica quantistica), poter gestire un fenomeno che si aggira in percentuali sul 30-40% delle risposte ai trattamenti.
Coscienti di non far magia ma collimando terapeuticamente l’uomo con la sua essenza olistica.
Sarebbe fantastico se i medici o un infermiere potessero gestire questo effetto nella sua pratica quotidiana, un counseling cosciente e dedicato che avrebbe risultati obiettivi sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo e al fine, anche di gestione economica.
 
D.O. Lorenzo Luchetti