Benessere nelle performance (parte I)

Nemesi Medica
La riduzione del complesso sistema mio-fasciale-osteoarticolare ad uno schema puramente ingegneristico di forze, leve e momenti, ha prodotto numerosissime vittime inconsapevoli. L’eufemismo “vittime”, termine volontariamente usato scorrettamente, ha già focalizzato l’attenzione di chi legge su concetti nebulosi, che vede negli acciacchi di un corpo non più giovane, la conferma delle prossime considerazioni.
 
Non vittime, come prima si scherzava, ma doloranti figli di un'atavica modalità riverberata negli anni dal grido di esperti delle scienze dell’allenamento, mai messi in discussione nelle conoscenze da chi sta scrivendo. La fretta, supportata dalla scarica di adrenalina e serotonina preclude al benessere la possibilità di far parte dell’allenamento, il cosiddetto mantenersi in salute, l’auspicabile mantenimento dell’integrità fisica. Questo fattore è l’unico aspetto che riduce la performance ad una “battaglia dell’usura”; la cancellazione del possibile futuro post-allenamento, in trance agonistica, riduce la prestazione ad un unico momento dilatato fino alla fine dell’espletamento della fisicità, un presente fatto di scariche di adrenalina e noradrenalina che disconosce pensieri fuori dalla prestazione.
 
Questo consumarsi fino all’estremo è un aspetto fantastico che rende l’atleta, nel frangente della massima prestazione, tutt’uno con l’infinito, poiché per istanti, secondi, minuti o a volte ore, nessun pensiero può entrare dentro il programma agonistico o contrapporsi con il risultato o anche solo con la conclusione in un istante bramato da ore di faticoso allenamento.
Vorrei giocare con le idee e addurre al mio discorso un inversa scaletta, vorrei in principio partire con le risposte possibili alla mia conclusione per ripercorrere la strada in salita, come un allenamento cognitivo alle facili conclusioni.
Ergo, potremmo dire:
- Presente dilatato disconoscendo un futuro
- Scariche di sostanze chimiche e campi elettromagnetici portati dall’allenamento e risonanti in un ambiente che potremmo chiamare ipoteticamente palestra, che influenza sia gli esecutori, che i direttori di questi complessi schemi motori
- Riduzione dell’attenzione e esaurimento delle forze, sia mentali che fisiche, alla fine di ogni allenamento che riduce la possibilità di inserire anche solo un respiro in più
- Ritmo al cardiopalmo scandito dall’inizio alla fine dell’allenamento per chiare esigenze agonistiche o anche solo di allenamento, che cancella ogni possibilità di ricentrarsi in modalità corretta
- Scarsa importanza data a concetti conosciuti da tutti su benessere e qualità dell’attività fisica
 
Detto questo sono assolutamente convinto che l’importanza che darò all’argomento che spiegherò successivamente è stra-conosciuto da tutti e che lo stress di una vita di corsa si riflette anche nel nostro tempo libero, riducendo l’attenzione sulla qualità per arrivare ad un accumulo di quantità, ennesimo risultato deformato della macchina consumistica. Il tutto conduce il fruitore dell’allenamento a dedicarsi solo ad una frenetica corsa alla prestazione, riducendo ogni passaggio dell’allenamento e consegnandolo a disfunzioni di vario genere, acerbe e tenere nel ragazzo, più consolidate e irriducibili nell’adulto (fattore esclusivo della malleabilità giovanile dell’organismo).
 
Di questo e di altro si potrebbe parlare nell’attimo in cui ci fosse una corretta applicazione della teoria nella pratica, poiché tutti abbiamo già capito dove conducono queste parole ma l’allenamento cognitivo di questo articolo continua ad aumentare le sue difficoltà e ci porta ancora a prestazioni più elevate. Cosa è cambiato a distanza di quasi un secolo? Guardate:
 
 
Sono i movimenti? L’abbigliamento? La sincronia? La coreografia? L’alimentazione? L’allenamento?
Non vediamo che l’unico aspetto che può essere modificato da 100 anni a questa parte è solo la consapevolezza dello sportivo del suo corpo grazie ai progressi della scienza e al sano intuito della propria percezione. Quindi, nei miei studi, ritrovo sempre la stessa dicotomia che perversa  mta e incosciente: netta separazione tra clinica e ricerca empirica (permettetemi il parallelo sillogismo per le attività riguardanti il corpo umano).
Ognuno di noi, sanitario o no, comunque dedicato al corpo o alle scienze del movimento, conosce perfettamente le relazioni che interagiscono tra i seguenti fattori:
- Mantenimento lunghezza delle miofibre per una corretta contrazione
- Mantenimento metamerico dei riflessi neuromuscolari, secondo uno schema corporeo antigravitario più vasto, tra agonista e antagonista per la salvaguardia delle articolazioni e dell’apparato legamentoso
- Sistema di stabilizzazione statico e dinamico delle articolazioni, sistema legamentoso e muscolare
- Per concludere, mantenimento delle integrità articolari, fulcro di qualsiasi contrazione on-off muscolare e genesi di ogni movimento.
Oltre al mantenimento della prestazione, concetto focalizzato nel presente dell’agonista o nella persona che si allena, teleonomicamente abbiamo la necessità di mantenere nel benessere l’organismo, lontano dall’usura perfezionando ancora di più la performance. Tutto questo lo si può avere tramite un corretto “stretching” o “allungamento muscolare”.
Con ogni agonista, incontrato nel mio lavoro, mi sono sempre trovato a reinsegnare alcuni aspetti misconosciuti dello stretching; dalla tempistica, al posizionamento, alla respirazione, all’intensità fino a giungere al vero e proprio senso di ciò che si stava facendo. La ricerca in questo senso ha avuto un larghissimo uso e ha generato le seguenti considerazioni (rendo fruibile il risultato delle pubblicazioni scientifiche):
- Un muscolo che mantiene la sua lunghezza è un muscolo sano
- Un muscolo che mantiene la sua lunghezza è un muscolo che difficilmente avrà problemi
- Un muscolo che mantiene la sua lunghezza aumenterà le sue possibilità di buone prestazioni
- Un muscolo che mantiene la sua lunghezza resterà nello schema di efficacia ed efficienza del corpo
- Un muscolo che mantiene la sua lunghezza non darà problemi al muscolo antagonista, quindi aiuterà i muscoli del suo gruppo biomeccanico, gruppi opposti e gruppi muscolari  anatomicamente funzionali
- Un muscolo che mantiene la sua lunghezza mantiene in buona salute le articolazioni, vera questio delle attività fisiche scorrette
- Possibilità di mantenere e godere nel tempo di tutti quegli aspetti positivi generati da una corretta attività fisica
- Evito considerazioni sistemiche dell’organismo relative a questo argomento altrimenti perderemmo la semplicità di lettura
Nel prossimo articolo avremo delle indicazioni generali su una corretto modalità di allungamento muscolare fruibile per tutti, agonisti al fine delle motivazioni sopra elencate.
 
 
 
 
Ft. D.O. EMN  Lorenzo Luchetti
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