Im Wasser ist Heil (parte I)

Nutraceutica
 
“…multo utile et humile et pretiosa et casta…”
Cantico delle Creature, San Francesco così descrive l’acqua, confidenzialmente, chiamandola, “sor’acqua”.
 
Almeno da 10 anni, sono un curioso spettatore di convegni medico-scientifici. Ogni qual volta mi trovo di fronte a qualche contraddizione effettuo in maniera automatica, un rapido confronto di tutte le informazioni conosciute per capire se occorre correggere ciò che ho in testa oppure no; validità della fonte, forme di espressione, contenente e contenuto e di default la memoria fa il resto con le relazioni che convalidino o meno ciò che i miei sensi stanno attentamente recependo. Negli ultimi anni, ho ascoltato esperti relatori che hanno asserito, chi nell’auditorium della sanità, chi nell’aula magna di un polo specializzato di ricerca, la veridicità o la falsità, in tono fermo e deciso, del fenomeno “memoria dell’acqua”, non mettendo in discussione la loro conoscenza dell’argomento specifico.
Non trovando nelle loro parole una chiara argomentazione, ma curioso come non mai del “mistero biofisico che ci dona la vita”[1] ho provato ad argomentare il perché ritengo l’acqua fondamentale della condizione di salute della persona e per questo istruisco i miei pazienti ad una buona e quotidiana gestione dell’acqua, nel caso sia necessario.
 
Oltre all'aspetto terapeutico (forme relative di disidratazione le abbiamo tutti quanti) sono stato affascinato dagli aspetti sconosciuti dell'acqua a cui ancora non riusciamo a capire. Alcuni esperimenti hanno attratto la mia attenzione.
Uno di questi, molto famoso, consisteva nel misurare quanti basofili (cellule del sistema immunitario), nel sangue umano, venivano degranulati della tossina del veleno delle api. In una serie di misurazioni successive, il numero dei basofili, interessati dal fenomeno diminuiva man mano che la tossina veniva diluita, come c’era da aspettarsi. Ma curiosamente, oltre una certa diluizione alla quale non avrebbe dovuto accadere più nulla perché la tossina era praticamente assente (assente come molecola), la degranulazione dei linfociti riprendeva. Come mai?
 
L’autore, del suddetto esperimento, ha proposto un nuovo modello interpretativo, di tipo elettromagnetico, per rendere conto dei “segnali molecolari”, secondo il quale una molecola antigene (molecola capace di reagire con il sistema immunitario) emette un segnale elettromagnetico che risuona con il segnale emesso dal “recettore”, così attivandolo e inducendo la funzione cellulare corrispondente; ipotesi che ci portano a dedurre che nell’acqua rimaneva una traccia della tossina contenuta in precedenza, anche oltre la sua presenza: “una memoria”.[1b]
 
Jacques Benveniste ideatore dell’esperimento, nasce a Parigi nel 1935, studia medicina e nel 1967 diviene Direttore clinico della facoltà di Medicina della capitale, poi Ricercatore all’Istituto sulla Ricerca sul Cancro del C.N.R.S. (l’omologo francese del nostre C.N.R.) e nel 1980 viene posto a capo dell’unità di ricerca 200 dell’I.N.S.E.R.M. (Istituto Superiore di Sanità, sezione “immunologia delle allergie e infiammazioni”). Autore di oltre 300 pubblicazioni su riviste scientifiche. Le sue ricerche hanno confermato, grazie a centinaia di esperimenti, la possibilità di trasferire all’acqua, mediante un campo elettromagnetico emesso, la specifica attività molecolare di più di 30 sostanze diverse. Quindi, un campo elettromagnetico esterno, un campo energetico, può trasferire nelle molecole di acqua una determinata “vibrazioni“ o “impronta”.
 
Ma storiograficamente, i processi di riconoscimento, specie nelle scienze mediche, non seguono un semplice percorso, coerente con le necessità di approfondimento.
La rivista “Nature” pubblicò il 30 giugno del 1988 il suo articolo dove spiegava tale fenomeno (dal titolo: “Human basophil degranulation triggered by very diluite antiserium against IgE”  ), tale articolo, infatti, venne preceduto da un altro, dal titolo: “Quando credere all’incredibile”, in cui si evidenziava l’inspiegabilità teorica dei fenomeni descritti e infine si invitavano i lettori a sospendere il giudizio fino a ulteriori controlli. Controlli, “dedicati”, a mio avviso, che non tardarono a farsi attendere: per una intera settimana nel suo laboratorio arrivarono tre personaggi: James Randi  prestigiatore professionista, razionalista, scettico e oppositore delle pseudoscienze membro del C.S.I.C.O.P. (l’omologo americano del C.I.C.A.P.), John Maddox direttore di “Nature” e il sedicente acchiappa-frodi Walter Stewart.[2] L’intento ovviamente era "verificare" (meglio usare il termine "smascherare" dato il pool di esperti utilizzato) lo studio e i loro risultati, che vennero successivamente pubblicati, sempre su “Nature".
In questo articolo si parlava di pseudoscienza, conclusero che c’erano stati errori di campionatura statistica, ma non essendo biologi, non erano minimamente consapevoli dell’argomento, questo confermato dal fatto che nessun altro “esperto” ha valutato il loro lavoro.
Poiché il fenomeno non aveva una spiegazione chiara, si disse che Benveniste aveva affidato la conta ai suoi assistenti, i quali avevano sbagliato tutto e la storia era probabilmente una messinscena. Quindi nessuna altra critica venne seguita a tale articolo o al fenomeno analizzato, ma nonostante tutto, la controvalutazione ha continuato a propagare il discredito verso tali ricerche.
Alcune fonti sottolineano conflitti di interesse tra il medico francese e industrie di prodotti omeopatici, come la LHF e la Boiron[3], dalle quali Benveniste aveva ricevuto sovvenzioni e pagamenti non dichiarati. Con il contratto in scadenza, Benveniste lasciò la posizione di ricercatore al prestigioso Inserm.
 
Non avendo possibilità di conoscere la verità per intero, posso solo farmi una domanda: perché non validare l’esperimento con esperti del settore invece che da navigati acchiappafrodi?
 
Nel gennaio del 1990, al termine di ulteriori esperimenti per la verifica delle scoperte di Benveniste, il prof. Alfred Spira, direttore dell’unità 292 dell’I.N.S.E.R.M., si è così espresso: “Il fenomeno esiste, gli esperimenti hanno dato risultati positivi e tuttavia, benché sia stata seguita una metodologia corretta, i risultati appaiono strani dal punto di vista statistico. E’ un fatto che non riesco a capire né a spiegarmi”.[4] Altri studi, effettuati in parallelo in 4 laboratori indipendenti (Gran Bretagna, Italia, Francia e Olanda) confermarono che il fenomeno esiste.
 
Nel 2001 la biologa Martha Ennis della Queen’s University di Belfast, ripetè l’esperimento e i risultati confermarono quanto scoperto da Benveniste.[5] La “memoria dell’acqua sarebbe dovuta al debole campo elettromagnetico del soluto che rimane impressionato sulle molecole d’acqua e pertanto sarebbe registrabile e riproducibile a distanza”.[6]
 
Nella seconda parte dell'articolo scriverò per esteso cosa intendo per “indicazioni al trattamento”, inerente alla corretta assunzione di acqua a scopo terapeutico.
 
 
Ft. D.O. EMN  Lorenzo Luchetti
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[1] [1b] Presentazione di Daniele Razzoli a “Le meraviglie dell’acqua. Il mistero biofisico che ci dona la vita” Piergiorgio Spaggiari, Caterina Tribbia, edizione Tecniche Nuove
[2] “L’affaire Benveniste”, tratto dal libro “Aqua” di Roberto Germano, edizioni Bibliopolis
[3] J. Maddox, J. Randi, W.W. Stewart, “High dilution” experiments a delusion, in Nature, 334, 287-290, 1988
[4]  “L’affaire Banveniste. Ovvero: sulla memoria dell’acqua e della scienza”, di Roberto Germano, fisico della materia
 [5] “Viviamo tutti sulla cresta dell’onda” di Renzo Mazzaro, ed. New Media Publishing House.
[6]  “Caratteristiche fisiche e chimiche dell’acqua”, tratto da “Curarsi con l’acqua” di Catia Trevisani ed Elisabetta Poggi, edizioni Urrà.