La mano sul fuoco

Nutraceutica
 
La scoperta dei ricercatori texani nasce da una semplice osservazione, fatta sui topi di laboratorio: le lesioni alla mucosa dell’esofago non compaiono subito dopo il contatto con i succhi gastrici, ma dopo alcune settimane (non coerente con le sensazioni dolorifiche immediate), da qui, l’intuizione che forse i succhi gastrici non siano i “piromani” dell’esofago, ma che in fondo portino soltanto il “cerino” ai veri colpevoli.
 
Questa ricerca induce a rivalutare l'intervento d'elezione nella terapia farmacologica delle gastriti (inibitori della pompa protonica, IPP) e valutare come poter interagire nella modulazione del rilascio delle citochine infiammatorie (intervento sul processo infiammatorio intrinseco alla mucosa).
Anche perché, l'intervento farmacologico della riduzione del succo gastrico presenta i seguenti problemi:
- riduzione della capacità corrosiva nella componente stomacale, quindi ritardo e prolungamento della digestione, quindi affaticamento dello stomaco in ogni boccone
- riducendo la capacità di riduzione chimica del composto, aumenta e si prolunga l'attività motoria di rimescolamento dello stomaco, quindi una struttura fasciale e muscolare liscia nel complesso più densa e tonica che risponde acremente, con riflessi neurovegetativi, a qualsiasi stimolo
- molti studi hanno evidenziato che una diminuita secrezione acida gastrica, specialmente se prolungata, può determinare un malassorbimento di ferro clinicamente significativo (ridotto assorbimento della forma non eme), oltre a intervenire sull'assorbimento del calcio e quindi sulla densità ossea
- la riduzione del quantitativo acido riduce una delle prime barriere chimiche immunitarie dell'apparato digerente; fa sì che nella prima parte dell'intestino arrivino intatti microorganismi che dovrebbero essere combattuti dall'alto contenuto acido del succo gastrico; batteri e virus che soffrono ambienti altamente acidi possono proliferare in ambienti basici e portare a sindromi come la SIBO
Questo è ciò che succede con un prolungato uso di IPP.
 
Dal punto di vista osteopatico, quindi naturale, in una condizione dolorifica dello stomaco preferisco si intervenga a comprendere lo status del corpo in toto, più che sull'inibizione di funzioni viscerali aspettando che qualcosa cambi (l'intervento standard inibisce l'acidità dello stomaco fino a che si risolva da solo, non inverte il motivo scatenante, attendendo a discapito di scomodi compromessi).
 
La manipolazione viscerale interviene sulla regolazione visceroautonoma locale e sistemica, sui micro/macro processi di drenaggio linfatico e venoso dell'organo stesso, sulla mobilizzazione dei fluidi tutti, sia locali che sistemici e sul defaticamento meccanico-chimico da interferenze di adesioni fasciali; in poche parole, si interviene sulla riduzione dei processi infiammatori tramite azione diretta e indiretta sulle capacità autopoietiche dell'organismo. Da affiancare uso specifico di prodotti nutraceutici e modificazione di abitudini scorrette.
 
D.O. Lorenzo Luchetti