Del sorridere

PNEI
La motilità dell’essere umano è veicolata, come in ogni suo sottosistema o circuito non di base, dal concetto di ridondanza. Pluralità fenomenologica espressa nella maggior parte delle funzioni, ad un approccio deterministico, semplici, ma che presentano complesse strutture corticali e sottocorticali a livello cerebrale; il sorriso ne è un esempio lampante.
 
Il “sorridere”, vede circuiti differenti di attivazione, secondo la condizione scatenante.
 
Nel generico sorriso di convenienza, si ha il cosiddetto “sorriso piramidale”, gestito dal controllo volontario, non emotivo, che necessita della contrazione arbitraria del muscolo zigomatico maggiore (muscolo a contrazione sia volontaria che involontaria). Dagli studi del neurologo francese Guillarme-Benjamin Duchenne sul tipo di controllo occorrente per l’attivazione di una muscolatura coinvolta nel sorriso, determinò che un sorriso di pura gioia necessita sia del muscolo già citato, che dell’orbicolare dell’occhio. Scoprì inoltre che questo secondo poteva essere mosso solo in modo involontario e che non v’era alcuna possibilità di farlo agire volontariamente. A metterlo in azione, secondo l’espressione di Duchenne, erano le “dolci emozioni dell’animo”.
 
Di qui, la difficoltà provata da ognuno nel sorridere in modo normale all’invito del fotografo, sta nel fatto che egli ci richieda di muovere in modo volontario i muscoli facciali impiegando la corteccia motoria e il suo tratto piramidale, anche se, in origine, il vero sorriso emozionale è controllato dalle cortecce limbiche e probabilmente impiega i gangli basali per esprimersi in modo del tutto involontario. Non è facile imitare quello che il cingolato anteriore può fare senza sforzo (mancata volontà nel controllo specifico della struttura).
 
Per sorridere in modo naturale, non ci offrono molte alternative, o imparare a farlo (interessante “The Method”, ispirato dal lavoro di Konstantin Stanislavskji, è una chiara esposizione dell’incarnazione delle emozioni) o farsi solleticare o ascoltare una battuta decente nell'attimo della richiesta.
 
È possibile misurare, nelle condizioni patologiche acquisite, il grado di specificità neurale dei sistemi preposti all'emozione. Quando un colpo apoplettico insulta gravemente la corteccia motoria dell’emisfero sinistro del cervello, causando paralisi del lato destro del volto, i muscoli non possono agire e la bocca viene trazionata verso il lato che si muove normalmente; chiedere al paziente volontariamente di mostrare i denti o aprire la bocca, porta solo ad accentuare l’asimmetria. Ma quando la persona sorride o ride spontaneamente il sorriso risulta normale, entrambi i lati della faccia si muovono in armonia e l’espressione è del tutto naturale, sovrapponibile alla condizione pre-paralisi. Il risultato opposto si può constatare considerando un paziente con lesione specifica nel cingolato anteriore dell’emisfero sinistro. A riposo, o in un movimento legato ad un’emozione il volto risulta asimmetrico, meno mobile sul lato destro confronto a quello sinistro, ma se il soggetto cerca di contrarre volontariamente i muscoli della faccia, ecco che i movimenti vengono compiuti in modo normale ripristinando la simmetria. Quindi il controllo motorio di una sequenza di movimenti legata ad un’emozione non fa capo allo stesso sito del controllo di un atto volontario. Probabilmente lacrime di gioia, di dolore e quelle di coccodrillo attivano, per necessità ontogeniche, circuiti differenti a livello cerebrale.
 
Detto questo, l’attuale espressione limbica sul volto del lettore, rappresenta quello che ogni fotografo richiede nel pronunciare la parola <cheese>.
 
Ft. D.O. EMN Lorenzo Luchetti
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