Emozione, intuito e volontà

PNEI
In ogni istante di vita, in ogni piccolo gesto, tutto, nell'uomo, assurge automaticamente alla propria, istantanea, convenienza evolutiva. Incosciente convenienza filtrata dall’emozione, unico riflesso sintesi di vita passata e presente. Lo scopo di questo schema comportamentale forzato è il mantenimento dell’omeostasi, oscillando continuamente in un equilibrio dinamico tra le risorse disponibili e quando non ne trova, gestendo gli stress tra sistema endocannabinergico e quello, più dispendioso, oppioide.
 
Emozione come orientamento pregiudiziale.
 
L'emozione, pre-determinata dallo e nello scopo, pregna matrice esperienziale genera l'intuizione. Per intuizione intendiamo quel rapido processo cognitivo grazie al quale si giunge ad una particolare conclusione senza avere la consapevolezza tutti i passaggi logici immediati (pronta e acuta percezione di una realtà) ai quali hanno condotto.
Questo è in armonia con un vecchio detto “il caso favorisce la mente preparata” (Louis Pasteur), traslato nel nostro esempio, “l’emozione favorisce la mente consapevole” (la dimensione tempo è una variabile importante).
 
La qualità delle nostre intuizioni dipende da quanto bene abbiamo ragionato in passato, dalla corretta classificazione di eventi in relazione alle emozioni che le hanno precedute e successivamente seguite e dalla qualità delle riflessioni sui successi e fallimenti raggiunti.
 
L’intuizione è specifica e solipsistica, deve vivificare ed articolare sempre un’espressione od un’azione pratica come convenienza egoistica evolutiva. Il contenuto appreso mediante la facoltà intuitiva induce naturalmente la persona a concretizzarlo in una determinata prassi e dunque riporta, sempre con sé, la possibilità della propria attuazione.
L’intuizione emozionale esiste perché è pratica.
Vede nella risposta univoca, personale ed egoistica la sua affermazione e la sua specificità, esiste per l’introiettata conversione della condizione attuale in convenienza storica soggettiva, ha senso per trarre beneficio in una modalità innata e saggia (dal punto di vista della sopravvivenza dell’organismo), chiamata “emotiva”. Nell’intuizione abbiamo la fusione più prossima tra la lentissima capacità decisionale (volontà) e quella filontogenico-arcaico-riflessa (emozione).
 
L’intuizione è la simpatia attraverso cui la coscienza viene trasportata all’interno dell’oggetto in modo da coincidere con ciò che esso ha di unico (H. Bergson).
 
Dalla cellula al complesso "super-sistema di sistemi" uomo, il comportamento è univoco. Centralisti e periferalisti influenzarono l’osservazione col loro punto di vista. Invece di guardare in prospettiva non possiamo comprendere meglio, magari dall’interno?
 
Gli animali come fenomeno vivente di natura inalterata, sono l'espressione massima della funzione di sopravvivenza a convenienza evolutiva senza capacità discernitiva tra volontà ed emozione e quindi, perfetta di per se.
 
Quale esempio di miglior fusione delle nostre polluzioni riduzionistiche-dualistiche?
 
La differenza con gli altri animali sta nella “volontà”, facoltà e capacità di volere, di scegliere e realizzare un comportamento idoneo al raggiungimento di determinati fini, che sul medio e lungo periodo ha determinato la capacità di previsione.
Supporre ciò che avverrà, riducendo la prerogativa riflessa dell’emozione, ha concesso infinite variabili, rispetto a quelle dettate dalla natura e ci ha trasformati nell’”animale intellettuale” che oggi siamo diventati.
La spiritualità è la necessità di porsi al pari della natura, coscienza cosciente che pone nel libero arbitrio l’incertezza nel replicare, in qualità, l’unica risposta innata, cioè sopravvivenza.
 
Analizzando, in termini temporali, la risposta chiamata riflesso si può vedere una incosciente e  predeterminata consapevolezza, che costantemente reitera, in determinati intervalli, un risultato sempre conveniente. Se di fronte ad uno stimolo, ragionassimo rispondendo inequivocabilmente in termini di sopravvivenza, avremmo definito ciò che accade ogni istante nel nostro organismo e cioè la totale, univoca, innata necessità di sopravvivenza.
 
La particolare esigenza evolutiva umana è la massima espressione della ricerca del libero arbitrio. È stato proprio questo gradino che ci ha trasformato da semplice animale a quello “intellettuale” d'oggi modificando il nostro destino correttamente pre-predeterminato. Nella volontà, la coscienza cosciente permette l’errore e il fallimento che possono avere caratteri spregiudicati, nel riflesso non si ha la possibilità di errore, la scelta effettuata è sempre quella migliore a caratteri universali.
 
L’embodiment (incarnazione) si presenta secondo schemi motori arcaici, come risultante etologica. Ripetendo uno schema sub-cosciente, come risposta difensiva ad una conflittualità, si rende quella zona neurologicamente sub-attiva, da nserire in più complessi funzioni d’insieme. In presenza di un conflitto interno il corpo deve, per il mantenimento omeostatico, rispondere di riflesso; logicamente risposte ridondanti o non coerenti sono generati da corpi disfunzionali (si pensi allo zio obeso, bolso dinoccolato) che rappresentano condizioni di debolezza rispetto alla complessa gestione di tutto il corpo. La dimensione “Tempo” amplifica e struttura, secondo biodiversità, la gestione di questa disarmonia.
 
E se dovessimo cadere da un’altezza che ci consenta di subire un trauma fratturativo, dove pensate che di riflesso il corpo umano si disponga? Con una risposta tempestiva il corpo metterà a disposizione quella parte del corpo che rappresenta un conflitto, svolgendo al tempo stesso due importanti funzioni: la messa in sicurezza di zone di vitale importanza a discapito delle secondarie, con l’intendo di liberarsi della zona in conflitto (si pensi alla leggenda del Monte Taigeto di Sparta).
Entro un certo termine energetico e temporale, l’animale intellettuale riesce a gestire i conflitti, come compromesso dei compensi e tal volta l’onda tensegritiva del compromesso biologico può aiutare a metabolizzare la disarmonia del sistema. I non risolti si trasformano in battaglie che lasciano tracce trasformate in meiopragie del sistema, secondo schemi di biodisponibilità soggettive.
Se occorrono altre distinzioni si pensi alla formula E=mc2. Sforzandoci, possiamo ricordare come si esprima nel nostro corpo una grave preoccupazione? Dolore alla pancia? Come possiamo rappresentarlo se non come un accumulo di energia (negativa con tinte dualistiche)? Non siamo di fronte a dolore specifico ma al tempo stesso mantenendo il conflitto irrisolto, col passare del tempo, quell'energia non dispersa verrà convogliata, secondo una certa costante, tendendo a modificare la materia.
 
Per la sua matrice evolutiva, al complesso "uomo" gli si consente di continuare a svolgere la sua funzione “vita” secondo una serie di compromessi che ne pregiudicano la qualità e le risposte e necessitano maggior dispendio energetico. In funzione delle strategie adottate e degli stimoli esterni, questa disarmonia sistemica conclamata, si esprimerà con l'indebolimento di una zona specifica del corpo. Oggi la predisposizione per un trauma, domani il cedimento ad un lieve colpo di un legamento assottigliato da analogici schemi arcaici o una infiammazione abnorme e irriducibile senza alcun motivo. Tutto ciò mostra evidenti limiti dell'approccio riduzionistico interpretativo di questo animale intellettuale.
 
D.O. Lorenzo Luchetti