La nostra pancia funziona a batteri! - parte 1

PNEI
La nostra pancia rappresenta quello che Platone esplicita in vari dialoghi, prima in “Repubblica” poi nel “Fedro”; sede dell"’anima concupiscibile", cavallo nero mai domo della biga alata, assolve alla parte irrazionale mossa solo da pulsioni (metasimpatico, sistema intrinseco locale) che l’anima razionale doveva tenere sotto controllo (sistema orto/para, integrazione neurovegetativa sistemica)*.
 
Prima di leggere le righe seguenti occorre pensare all’immagine comune della pancia mai ritratta come sistema gastroenterico, anatomico, ma sempre descritta come parte profonda dell’uomo, imprescindibile per sua natura.
Quello che intendo è che nonostante dissezioni, chiare malattie, segni e sintomi, la pancia rappresenta fortemente la nostra emotività irrazionale. La nostra modulazione con il resto del corpo può essere integrata ma mai dominata, ecco perché ciò che fa reagire di pancia è un sistema subcosciente autonomo e potentissimo, più sincero, informale e socialmente meno intelligente, ma più vicino alle nostre esigenze; questo sistema pervade la nostra natura di animale intellettuale, ricco di genuine passioni.
 
Nell’immaginario e nella letteratura di tutte le epoche storiche, la pancia, oltre ad essere collegata al cibo e ai suoi correlati individuali e sociali, è anche luogo di emozioni e di sentimenti, per lo più forti e scarsamente controllabili.
“Ho reagito di pancia”: un modo d’uso comune per segnalare una risposta non meditata, emotiva e non controllata.
Ma c’è anche una pancia sociale. “Quel leader politico parla alla pancia degli italiani”, a indicare l’adesione a sentimenti spesso non razionali, a paure, idiosincrasie, avversità di razza, di religione, di orientamento sessuale, che non hanno fondamenti logici.
La pancia quindi come produttore di sentimenti, ma anche vittima degli stessi: il fatidico “mal di pancia” da stress emozionale, da preoccupazioni, da problemi di difficile soluzione, si applica sia agli individui sia, ancora una volta, agli organismi sociali e politici (“quel discorso del presidente ha fatto venire il mal di pancia all’associazione”). 
Un’idea che ha avuto una larghissima fortuna, tant’è che, ventitre secoli dopo, rivivrà nella concezione freudiana della psiche, laddove si può dire che l’inconscio, sede di potenti pulsioni, è la pancia della psiche.
Dalla fine degli anni ’80 del secolo scorso sappiamo che effettivamente la nostra pancia è molto di più di un tubo dedicato alla digestione. È sede di un potente complesso neuroendocrinoimmunitario che presenta un “cervello enterico” forte di circa 500 milioni di neuroni, una quantità di cellule nervose che è più o meno quella del midollo spinale.
In stretto collegamento con il cervello della pancia troviamo un sistema immunitario di grandi dimensioni, con tutta la batteria delle cellule note e con qualcuna peculiare, come i linfociti T gamma/delta e le NKT.
Infine, la parete del tubo, in tutta la sua lunghezza, presenta diversi tipi di cellule capaci di secernere una grande quantità di ormoni (gastrina, colecistochinina,Vip, melatonina eccetera) e di neurotrasmettitori (serotonina, acetilcolina, catecolamine).
 
L’aspetto più sorprendente è che la nostra pancia è colonizzata da un numero strabiliante di microrganismi, 100 mila miliardi, che entrano nella complessa regolazione dell’intestino e dei suoi rapporti con il cervello e con le emozioni.
Fino ad ora si sapeva che l’integrità di questo imponente network è fondamentale per l’equilibrio del sistema immunitario, altresì, fondamentale per la salute del cervello, per le nostre sensazioni ed emozioni.
Regolando lo stress si hanno effetti diretti e documentati sull’equilibrio del network microbico intestinale. Sia stress fisici che psichici squilibrano la flora intestinale con aumento dei ceppi di Escherichia coli e di altri coliformi a scapito di altri ceppi come i lattobacilli e bifidobatteri.
Due i meccanismi identificati: le catecolamine (noradrenalina, adrenalina, dopamina), liberate nell’intestino dalla reazione di stress, migliorano la capacità di adesione dei coliformi e, al tempo stesso, causano liberazione di ferro dalle molecole che lo legano (la transferrina e la lattoferrina) creando così un ambiente favorevole alla crescita batterica.
 
Insomma, ancora una volta è l’integrazione la parola chiave.
Nell’etimologia della parola psiconeuroendocrinoimmunologia, leggiamo la stretta risonanza di sguardi sistemici che osservano l'uomo per ciò che è, “continua integrazione in mutuo movimento”, tra agenti interni ed esterni (uso di proposito la parola "agente", dal lat. agens-entis, agĕre, ‘fare’, 'che produce un effetto' per uscire dal mero concetto di 'grandezza fisica vettoriale' o della 'potenza insista nell'uomo' come se fosse un'esoterica magia).
 
Quindi, togliendo l'occhio dal microscopio, guardandolo dalla giusta distanza, osserviamo per intero l'organismo biopsicosociale ambientale pluridimensionale.
E per fare questo occorre una mente attenta, uno sguardo che vada oltre, uno sguardo che aggiunga profondità.. beh, per avere questo basterebbe aprire il secondo occhio, quello che non scruta dentro al vetrino!
 
Lorenzo Luchetti D.O.
 
 
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* Luchetti L. 2015©