La nostra performance migliora a batteri - parte 2

PNEI
"Se non ti piacciono i batteri, sei sul pianeta sbagliato."
Stewart Brand
 
Rimastando tra gli scopiazzamenti della rete mi rendo conto che il rapporto tra noi e organismi più piccoli, mantiene intatto la legge del più grande, del più forte, del di più. Contro il più piccolo, contro l'esiguo in termini di numeri o dimensioni, la prepotenza s'impadronisce di noi come a scaricare paure ataviche, vessazioni di una vita. Ed ecco lì che la bacteriofobia diventa Xenofobia.
Ogni aforisma o annotazione rintracciabile sui batteri li descrive come un male incurabile, l'invisibile parassita pronto ad azzannarci alle spalle in ogni momento, specie quando siamo più debole.
 
Visione illuminista che non riesce ancora ad accettare che l'uomo non è il centro dell'universo, bensì un sistema solare per i batteri che vivono in simbiosi con lui. Comunemente alla natura frattale abbiamo un(o più) singolo organismo (motivo) che si ripete su scale descrescenti. Io sono il pianeta terra dei miei batteri, insieme farmiamo il pianeta "Lorenzo" (Luchetti L. 2015©).
Per questi motivi è fondamentale utilizzare il nostro punto di vista non per giudicare ma per osservare. 
 
Risulta chiaro che modifiche al nostro microbioma non possono incidere sul colore dei nostri occhi, o la forma del nostro naso (peccato!) ma su molti aspetti della nostra biologia.
Il peso, la capacità di apprendere, gestire lo stress, migliorare o peggiorare le nostre performance, liberare le potenzialità del nostro sistema immunitario, sono fortemente influenzati dai nostri microbi intestinali.
 
Qualcuno potrebbe ritenere che la composizione del nostro microbiota potrebbe essere predestinata, in un modo, dal nostro genoma.
I nostri geni creano l’ambiente intestinale abitato da questi microbi. Forse, quest'ultimi, sono in gran parte un prodotto di certi geni che ereditiamo alla nascita, rendendo la composizione del nostro microbiota una missione del fato.
Se questo fosse il caso, gemelli identici dovrebbero avere un microbiota molto simile rispetto a due fratelli gemelli. Ma di fatto, non è questo il caso.
L’ambiente gioca un ruolo importante nella raccolta dei nostri batteri.
Visto che c’è molto che possiamo fare per dare forma all’ambiente intestinale, abbiamo un potere sul nostro microbiota e possiamo compensare la mancanza di controllo che abbiamo sui nostri geni (giustificherebbe la plasticità dell'essere umano, grandi modificazioni alimentari, grande adattamento, miglior parassita della terra) (Luchetti L. 2015©).
 
Il nostro microbioma contiene 100 volte più geni del nostro genoma, per cui c’è un 99% di materiale genetico associato che abbiamo il potenziale di modificare a nostro vantaggio.
 
L’intestino: è il primo o il secondo cervello?
“I neuroni nell’intestino sono così tanti che molti scienziati hanno denominato l’insieme di questi neuroni (più di 100 milioni): il 2° cervello.”
 
Non solo è un secondo cervello che regola la muscolatura, le cellule immunitarie e gli ormoni, ma produce anche qualcosa di molto importante.
 
I segnali vanno direttamente al cervello, ma queste cellule nervose possono anche sentire cosa sta succedendo nell’intestino, se ad esempio siamo gonfi o costipati.
 
Un’ampia rete di terminazioni nervose nella parete intestinale invia segnali direttamente al cervello attraverso il nervo vago.
 
Questi neuroni, parte del sistema nervoso enterico, hanno un contatto regolare con i batteri nell’intestino.
La comunicazione è piuttosto fitta.
Ed una delle cose più interessanti di queste interazioni cervello-intestino è che l’intestino contiene le cellule che producono circa l’80-90%  di serotonina, la quale è coinvolta, tra le altre cose, nella regolazione dell’apprendimento, l’umore ed il sonno.
Per l'importanza della comprensione di questo passaggio, ripeto. Una della sostanze utilizzate per intervenire su vari disturbi dell'umore, come la depressione ha una sigla altisonante e significativa: "SSRI" (sigla di selective serotonin reuptake inhibitors - inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina).
Quindi, la scienza ci dice che una delle più importanti sostanze che inteviene nella gestione delle nostre evoluzioni emotive è la Serotonina, prodotta quasi totalmente nell'intestino e utilizzata, successivamente, dal cervello.
 
Ovvero, il “cervello intestinale” produce la quasi totalità della serotonina (la cosiddetta molecola della felicità) e la nostra testolina ne beneficia grandemente.
Molti neurologi e psichiatri stanno razionalizzando che modificazini della dieta sono spesso più efficaci di antidepressivi nel trattamento della depressione.
Pensate quindi a come un'intestino gonfio e malfunzionante (stato di disbiosi; "dis" sta per disturbo, alterazione; bïòṡi, dal gr. βίωσις «tenore di vita», der. di βιόω «vivere» e nel nostro caso il funzionamento normale intestinale) possa ridurre la produzione di serotonina alterando il nostro umore, il nostro sonno e la nostra capacità di apprendimento.
E le ultime ricerche stanno rivelando che il nostro secondo cervello potrebbe non essere secondo per niente, può, infatti, agire in modo indipendente e controllare molte funzioni senza l’input o l’aiuto del cervello principale.
 
Il trapianto di personalità  (Roberto Benigni vs Woody Allen)
I trapianti di microbiota possono conferire caratteristiche fisiche dal donatore al ricevente.
Il trapianto di un microbiota di un topo obeso ad un topo magro fa sì che quest’ultimo aumenti di peso; allo stesso modo, un microbiota di un topo magro protegge il ricevente dall’aumentare di peso.
Ma se il microbiota può influenzare la funzione cerebrale, potrebbero i batteri trapianti modificare l’umore e la personalità di una persona?
Potrebbe un microbiota “felice” essere utilizzato per combattere la depressione?
 
Nel 2011, un gruppo di ricerca presso la McMaster University in Ontario, Canada, ha provato a verificare se i microbi intestinali potessero trasferire i tipi di personalità nello stesso modo in cui trasferiscono certe caratteristiche fisiche.
Gli scienziati stavano lavorando con 2 diverse specie di topi da laboratorio. Una, chiamata Balb/c, più ansiosa e rinominata “Woody Allen”. L’altra, chiamata NIH Swis, simile a Roberto Benigni, estroversa in natura.
Per definire quanto questi topi fossero nervosi ed estroversi, gli scienziati posizionarono i topi su una piattaforma elevata e registrarono il tempo necessario affinché i topi scendessero.
Un tempo maggiore per scendere dalla piattaforma indicava che i topi stessero vivendo stati di nervosismo circa la loro situazione precaria. Più sicuro il topo, più veloce la discesa.
I topi Woody Allen impiegarono una media di quattro minuti e mezzo, scendendo cautamente dalla piattaforma. I topi Roberto Benigni saltarono giù in pochi secondi.
Poi, gli scienziati trasferirono il microbiota intestinale dei topini Benigni nei topini Woody Allen e viceversa per poi ripetere il test della piattaforma.
 A microbiota invertiti, i topi Benigni che precedentemente sembravano così sicuri sulla piattaforma ora impiegarono più di un minuto per scendere dalla piattaforma. Mentre i topini Woody Allen, che precedentemente risultavano intimoriti, ridussero il tempo di discesa da 4 minuti e mezzo a poco più di un minuto.
Per cui, trapiantando il microbiota dei topi del gruppo 1 nel gruppo 2 e viceversa, il livello di ansia e del comportamento conseguente poteva essere alterato a seconda dei batteri presenti nell’intestino.
I ricercatori scoprirono che i trapianti di microbiota riguardavano i livelli del fattore neurotrofico cerebrale (BDNF) nell’ippocampo. Il BDNF è una proteina la cui funzione è stata connessa a malattie come la depressione, schizofrenia e disordini ossessivo-compulsivi. Bassi livelli di BDNF nell’ippocampo sono associati ad ansia e depressione.
Dopo aver ricevuto il microbiota dei topini Woody Allen, il gruppo dei topi Benigni non solo divenne più temerario, ma mostrò anche un cambiamento evidente nella loro chimica cerebrale.
Chi comanda: cervello o microbiota?
 La comunicazione tra il cervello e i microbi nell’intestino è bi-direzionale. Non solo può il microbiota può influenzare cose come l’umore e la memoria, ma il cervello può anche avere un impatto nel modo in cui i microbi vivono nell’intestino.
Se induciamo stress o depressione in un animale da laboratorio sottraendolo alla madre, la composizione del suo microbiota cambia.
Come questa accada, nessuna al momento lo sa.
Intestino ed emozioni
Un team di ricercatori di UCLA ha condotto un piccolo esperimento pubblicato nel 2013, che mostrava le prime evidenze del fatto che batteri sani ingeriti attraverso il cibo possono condizionare la funzione cerebrale nelle persone.
Sebbene si trattasse di un piccolo studio, questo ha generato una discussione a riguardo nella comunità scientifica poiché dimostrò come dei piccoli cambiamenti nella flora intestinale modificassero la percezione del mondo in una persona.
Trentasei donne furono suddivise in 3 gruppi:
1. il primo gruppo consumò, 2 volte al giorno per 4 settimane, un mix di yogurt contenente vari probiotici;
2. il secondo gruppo consumo prodotti caseari al sapore di yogurt ma senza alcun probiotico;
3. il terzo gruppo non consumò alcun prodotto specifico;
all’inizio dello studio ogni partecipante effettuò un Imaging a risonanza magnetica (MRI) del cervello che poi venne ripetuto alla fine dello studio.
Invece di valutare la struttura del cervello, l’MRI valuta l’attività cerebrale in modo che i ricercatori possano determinare quali aree del cervello siano attive e quanto lo siano in precisi momenti della giornata.
In questo modo i neurologi osservarono questa “attività” – chiamata “eccitabilità” – ovvero il modo in cui il cervello risponde agli stimoli o ai cambiamenti nell'ambiente.
Alla fine della quarta settimana, ai partecipanti furono mostrate delle immagini che inducessero una risposta emotiva. Nello specifico, i partecipanti allo studio videro una serie di immagini di persone arrabbiate o impaurite.
I risultati furono molto interessanti.
• Le donne che avevano mangiato lo yogurt contenente probiotici mostrarono un’attività ridotta nella corteccia somatosensoriale ed insulare durante la fase di reattività emozionale. Le donne sottopostesi alla ricerca mostrarono anche minore attività, o eccitabilità, nella regione del cervello collegata alla emozioni, la cognizione e l’elaborazione delle sensazioni.
• Le donne appartenenti agli altri 2 gruppi, mostrarono invece un’attività stabile o aumentata della regione cerebrale, indicando che erano di fatto emozionalmente toccate o disturbate dalle immagini.
Il giusto equilibrio è controllo, il controllo è tutto.
Logicamente scrivendo queste righe l'interesse è rivolto alla ricerca di qualcosa, che nel nostro caso è capire come funzioniamo per godere appieno di tutto ciò che ci capita, con lo spirito giusto.
Non si creda queste parole possano escludere l'irrazionale; occorre una mente razionale per godere appieno dell'irrazionale.
 
Lorenzo Luchetti D.O.
 
- Neufeld KA1, Kang N, Bienenstock J, Foster JA "Effects of intestinal microbiota on anxiety-like behavior." Commun Integr Biol. 2011 Jul;4(4):492-4. doi: 10.4161/cib.4.4.15702. Epub 2011 Jul 1.
 
- Bravo JA, Forsythe P, Chew MV, Escaravage E, Savignac HM, Dinan TG, Bienenstock J, Cryan JF.
"Ingestion of Lactobacillus strain regulates emotional behavior and central GABA receptor expression in a mouse via the vagus nerve." Proc Natl Acad Sci U S A. 2011 Sep 20;108(38):16050-5. doi: 10.1073/pnas.1102999108. Epub 2011 Aug 29.
 
- Diaz Heijtz R1, Wang S, Anuar F, Qian Y, Björkholm B, Samuelsson A, Hibberd ML, Forssberg H, Pettersson S. "Normal gut microbiota modulates brain development and behavior." Proc Natl Acad Sci U S A. 2011 Feb 15;108(7):3047-52. doi: 10.1073/pnas.1010529108. Epub 2011 Jan 31.
 
- Furness JB, Kunze WA, Clerc N. "Nutrient tasting and signaling mechanisms in the gut. II. The intestine as a sensory organ: neural, endocrine, and immune responses." Am J Physiol. 1999 Nov;277(5 Pt 1):G922-8.